Formatore Professionista Vs Formatore Improvvisato

di Luca Berni, Executive Coach, Mentor & Trainer

 

La formazione negli ultimi anni è cambiata molto. Alcuni cambiamenti sono molto evidenti, come l’adozione delle tecnologie digitali o l’adozione sempre più spinta di metodologie esperienziali. Altri cambiamenti sono meno evidenti, ma altrettanto impattanti, come l’abitudine sempre più diffusa dei partecipanti di verificare online in tempo reale ciò che dice il Formatore o andarne a verificare le credenziali sui suoi profili social.

Questo punto mi interessa in particolare, perché credo che su internet ci si possa fare solo un’idea di massima sulla competenza di chi ci sta parlando e che non sia sufficiente.

So bene che in un mondo veloce come quello attuale non sia più di moda parlare di esperienza. Il facile accesso a qualunque contenuto che l’avvento di internet ci ha dato – e che è di valore inestimabile – può dare l’illusione a chiunque di potersi trasformare rapidamente in un “esperto” di un certo argomento e magari anche in un Formatore. Io appartengo a quella generazione che crede ancora che la competenza (ciò che so fare) sia la somma della conoscenza (ciò che so) e dell’esperienza (ciò che ho fatto). Appartengo a quella generazione che ogni volta che sale su un aereo lo fa con la consapevolezza che chi lo pilota sia stato istruito da qualcuno che ha collezionato migliaia e migliaia di ore di volo, non da qualcuno che si è solo studiato molto bene il manuale d’istruzioni dell’aereo.

Per questo negli anni, osservando i formatori e avendo imparato a riconoscere i veri Professionisti (e ce ne sono per fortuna molti) dagli Improvvisati, ho messo a punto un decalogo molto pratico per smascherare i ciarlatani.

 

1- STORIE

Il Professionista racconta storie del proprio vissuto. Racconta aneddoti “formativi” che lo riguardano direttamente e che mostrano come abbia utilizzato la sua competenza in certe situazioni, sia con successo che con insuccesso, traendone i dovuti insegnamenti. L’improvvisato racconta raramente storie e quelle poche sono sempre di altri, citate su libri o in ricerche e mai proprie.

2 – GERGO

Il Professionista usa con naturalezza il “gergo” legato a ciò di cui parla, perché ogni tema ha un suo gergo specifico. Se, ad esempio, è un’aula dove si parla di vendite, il Professionista usa il linguaggio dei venditori, che conoscono solo coloro che davvero si sono consumati le suole per le strade del mondo andando a vendere. Questo è qualcosa che nessuno insegna, ma chi è di quel settore lo riconosce e attribuisce autorevolezza a chi lo usa. L’Improvvisato usa termini generici, o peggio accademici, che i partecipanti non riconoscono come propri e faticano ad adattare alla loro realtà.

3 – CONVERSAZIONE

Il Professionista conduce l’aula in modo “conversazionale”, riesce a veicolare i contenuti instaurando un dialogo coi partecipanti, i quali in questo modo possono riconoscere il Formatore come uno di loro, qualcuno in cui identificarsi e da prendere come modello. Un modello a cui si riconosce una maggiore competenza, ma non troppo lontano da risultare irraggiungibile. L’improvvisato adotta lo stile frontale tipo Lectio Magistralis, mette una distanza (a volte anche fisica, come una scrivania) tra sé e i partecipanti. Il risultato è che viene percepito lontano, noioso e le persone non si sentono coinvolte neanche nelle esercitazioni.

4 – PROCESSO DI APPRENDIMENTO

Il Professionista durante l’aula si concentra sul processo di apprendimento dei partecipanti, favorendone l’acquisizione dei concetti fondamentali, anche se questo può significare sacrificare alcune parti. Il professionista è consapevole della velocità di ciascun partecipante nell’assimilare i concetti e si adatta in modo che alla fine tutti arrivino allo stesso livello. L’Improvvisato si concentra sullo svolgimento del programma. Per lui il protagonista è il programma, non il partecipante.

5 – SLIDE

Le slide per un professionista sono solo uno strumento per fissare i concetti utilizzando il canale visivo. Il Professionista ne usa poche, salta facilmente da una all’altra e predilige co-creare i contenuti attraverso l’utilizzo della lavagna a fogli mobili. Il Professionista ha le slide alle sue spalle e guarda i partecipanti. L’Improvvisato usa le slide come scaletta. Quando ne proietta una si volta a leggerla. Talvolta è spiazzato dal contenuto e si ferma per cercare di capirla o di ricordarsene il significato (anche perché spesso sono state preparate da qualcun altro).

6 – FEEDBACK ISTANTANEI

Il professionista è sempre concentrato sulle reazioni dei partecipanti. I loro sguardi, le loro espressioni, il tono delle loro domande, tutti elementi che gli forniscono informazioni su come l’aula proceda, se il ritmo è corretto, se gli argomenti sono comprensibili e se qualcosa non fosse chiaro. L’Improvvisato non ha quasi mai il polso dell’aula e si limita solo a chiedere di tanto in tanto se è tutto chiaro, solo per procedere col programma.

7 – FLESSIBILITÀ

Il professionista è pronto in ogni momento a cambiare l’ordine degli argomenti o il loro livello di approfondimento a secondo delle esigenze dei partecipanti. L’Improvvisato segue il programma in modo rigido, fino a rifiutare o posticipare le richieste dei partecipanti.

8 – GESTIONE DEL TEMPO

Il professionista sa sempre a che punto si trova del corso e gestisce il tempo in base alle esigenze formative. Il Professionista rimane sempre nei tempi totali della giornata e cambia all’occorrenza i periodi dedicati a ciascun argomento. Il Professionista dà l’impressione di aver dedicato il giusto tempo a tutti gli argomenti. L’Improvvisato cerca di rispettare rigidamente l’agenda e, nonostante questo, si trova spesso a “correre” verso la fine della giornata per concludere il programma.

9 – CITAZIONI

Le citazioni del Professionista emergono dalla discussione, non sono preparate, ma fanno parte di un database che ha nella sua testa dal quale può attingere in ogni momento. Il Professionista cita sempre gli autori, quando condivide contenuti di altri e ne fornisce i riferimenti. L’Improvvisato cerca di far passare come suoi contenuti di altri e si limita a citare le frasi, gli aforismi o i modelli già presenti nelle slide.

10 – PRESENZA

Il Professionista è sempre una presenza solida e autorevole. Il Professionista è sempre all’interno del gruppo di apprendimento, è empatico, non ha paura di apprendere lui stesso dai partecipanti e dialoga con loro mettendoli a loro agio. Il Professionista conosce i “tempi” della formazione, sa quando essere serio e quando giocare, sa quando enfatizzare e quando alleggerire, cambia spesso i toni e modalità di interazione. L’Improvvisato è monocorde, distaccato dall’aula e tutto concentrato sulla sua performance.

 

La qualità dell’offerta formativa è sempre legata alla competenza di chi la eroga. Anche un percorso progettato in modo non del tutto adeguato può essere di successo, se erogato da chi ha le competenze giuste e sa come erogarle. Per questo incoraggiamo sempre i nostri Clienti a valutare la qualità dell’offerta formativa, magari cominciando col chiedere ai partecipanti: “Se tu fossi davvero nei guai nel tuo lavoro (rispetto ai temi trattati in aula) e avessi bisogno di affidarti ad un professionista che ti accompagni a risollevare le tue sorti, lo chiederesti alla persona che ti ha appena fatto il corso?”.